Il Trattato delle Svalbard: norvegesi, ma aperte a tutti

Ecco un indovinello. Quale luogo fa parte della Norvegia, eppure ha una città mineraria russa, non richiede alcun visto, non applica l’IVA e non può ospitare una base navale? La risposta sono le Svalbard, e il motivo è un breve trattato firmato a Parigi più di cento anni fa.
Terra di nessuno
Per secoli le Svalbard non appartennero a nessuno. I balenieri arrivarono nel Seicento, i trapper russi dall’inizio del Settecento, e più tardi esploratori, scienziati e minatori da ogni parte del mondo. Erano note semplicemente come terra di nessuno.
Per la caccia andava benissimo. Andava molto meno bene per l’estrazione del carbone, che ha bisogno di diritti sui terreni, di leggi e di qualcuno che risolva le controversie. Senza uno Stato a governarle, non c’erano regole, né tribunali, né nessuno a cui rivolgersi.
L’accordo del 1920
Il 9 febbraio 1920 nove Paesi firmarono a Parigi il Trattato delle Svalbard: Norvegia, Stati Uniti, Danimarca, Francia, Italia, Giappone, Paesi Bassi, Gran Bretagna e Svezia. Il trattato entrò in vigore il 14 agosto 1925, lo stesso anno in cui una legge norvegese rese le Svalbard parte del Regno di Norvegia.
L’accordo riconosce alla Norvegia una sovranità piena e assoluta, ma con alcune celebri condizioni.

Foto: Ssu, CC BY-SA 4.0
Le condizioni
- Parità di diritti per tutti i Paesi firmatari. I loro cittadini e le loro aziende hanno gli stessi diritti dei norvegesi di vivere lì, di pescare e cacciare e di gestire attività, comprese quelle minerarie. Ecco perché in territorio norvegese c’è una città mineraria russa, Barentsburg.
- Nessun visto per le Svalbard in sé. In virtù del trattato, la legge norvegese sull’immigrazione non si applica, e per andare alle Svalbard non serve alcun visto né permesso di soggiorno. Dovete però essere in grado di mantenervi.
- Le tasse restano sulle isole. La Norvegia può riscuotere solo quanto serve alle Svalbard stesse. L’imposta sul reddito è più bassa che sulla terraferma, e non c’è l’IVA.
- Nessuna base navale. Non si possono costruire basi navali né fortificazioni, e le Svalbard non possono mai essere utilizzate per scopi bellici.
Il trattato è ancora aperto a nuovi membri. Finora vi hanno aderito quasi 50 Paesi, e altri continuano ad aggiungersi.
Le clausole in piccolo
- Passerete comunque per la Norvegia continentale, che fa parte dell’area Schengen. Quindi, se vi serve un visto Schengen per la Norvegia, vi serve comunque, e con doppio ingresso. Consultate Come arrivare.
- Parità non significa assenza di regole. La Norvegia non può trattare le persone in modo diverso in base alla nazionalità, ma può fissare, e di fatto fissa, regole severe per tutti, dalla protezione dell’ambiente a chi può restare.
- Il mare è un punto dolente. Secondo la Norvegia il trattato copre le isole e le loro acque territoriali di 12 miglia nautiche, ma non la più ampia zona di pesca né la piattaforma continentale. Diversi altri Paesi non sono d’accordo, e la questione è ancora irrisolta.
Curiosità bonus
Il nome Svalbard compare per la prima volta negli annali islandesi nel 1194. Il nome più antico, Spitsbergen, deriva dalle cime frastagliate delle isole, ed era il nome usato dal trattato stesso.